Home » NEWS

NEWS

Kyenge: Comunita' ebraiche, offese le istituzioni

Kyenge: Comunita' ebraiche, offese le istituzioni - SHALOM7

'Non esistono fraintendimenti',disagio e vergogna per Calderoli

Le ''vergognose affermazioni del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli sulla figura del ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge sono un'offesa alle istituzioni e a tutta la societa' italiana in particolare perche' veicolate da un alto esponente politico che ha rivestito e ancora oggi riveste importanti incarichi di rappresentanza. Di fronte a frasi di questa portata non esistono possibili fraintendimenti. Soltanto un senso di profondo disagio e vergogna per chi le ha pronunciate. Al ministro Kyenge tutta la solidarieta' degli ebrei italiani''. Lo afferma, in un comunicato, il presidente dell'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.

GIORNATA EUROPEA CULTURA EBRAICA: NAPOLI IN ITALIA CITTA 'CAPOFILA'

GIORNATA EUROPEA CULTURA EBRAICA: NAPOLI IN ITALIA CITTA 'CAPOFILA' - SHALOM7

LA MANIFESTAZIONE IL PROSSIMO 29 SETTEMBRE AVRA' COME TEMA "EBRAISMO E NATURA"

Si svolgera' domenica 29 settembre la quattordicesima edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, manifestazione coordinata e promossa in Italia dall'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane che apre le porte di sinagoghe e luoghi ebraici, invitando ad approfondire la conoscenza di ebrei ed ebraismo. Capofila dell'edizione 2013 in Italia sara' Napoli, dove vive una Comunita' ebraica che proprio quest'anno festeggia i 150 anni dalla fondazione, anche se tracce della presenza degli ebrei nel capoluogo campano e nei dintorni risalgono a molti secoli prima.
Quest'anno l'appuntamento coinvolgera' ventinove Paesi europei e ben sessantasei localita' in Italia: numeri importanti e in costante crescita, per un evento a cui partecipano in media oltre duecentomila visitatori in Europa, circa cinquantamila solo nel nostro Paese.
Il tema "Ebraismo e natura" sara' il filo conduttore delle tante iniziative: il rispetto per l'ambiente e il comportamento che l'uomo deve assumere nei confronti del mondo circostante sono argomenti di fondamentale importanza nella cultura ebraica, che in occasione della Giornata saranno approfonditi in tutte le numerose, e complesse, sfaccettature. Da nord a sud, tra visite guidate e concerti, spettacoli ed enogastronomia, incontri e confronti con scrittori, artisti e personalita' del mondo ebraico e non, un'occasione per conoscere una cultura presente nella penisola da oltre duemila anni, oggi parte integrante della societa' e in grado di offrire un importante contributo in termini di valori e di contenuti.
Un sito internet dedicato alla Giornata sara' disponibile a breve all'indirizzo www.ucei.it/ giornatadellacultura, e fungera' da supporto all'iniziativa. Le iniziative dei ventinove Paesi europei sono consultabili su: www.jewisheritage.org, il sito dell'AEPJ, l'organizzazione che promuove e coordina l'iniziativa in Europa e che nasce per preservare il patrimonio culturale ebraico del Vecchio Continente.

ISRAELE: DOPO 65 ANNI SI' A LEVA PER ULTRAORTODOSSI

ISRAELE: DOPO 65 ANNI SI' A LEVA PER ULTRAORTODOSSI - SHALOM7

Ci sono voluti 65 anni come ha detto lo stesso primo ministro Benyamin Netanyahu - ma la riforma del servizio militare con l'inclusione degli ebrei ultraortodossi, finora esentati, sembra cosa fatta. Il governo israeliano ha infatti approvato domenica mattina la bozza di riforma della leva (14 voti a favore e 4 astenuti) che sembra mettere fine - anche se bisogna aspettare il vaglio del parlamento e alcune critiche ci sono anche dai laici - ad uno dei piu' roventi e spinosi temi che hanno agitato e diviso negli ultimi anni la societa' israeliana, con l'opposizione frontale dei partiti religiosi. La non obbligatorieta' della leva per gli ebrei 'haredim' (pii) fu accordata dal padre fondatore di Israele David Ben Gurion, ma allora gli ultraortodossi erano abbastanza pochi nel paese.
Il dossier - che in passato ha provocato crisi di governo - e' stato uno dei punti di forza dell'ultima campagna elettorale del leader centrista di 'C'e' un futuro', ed attuale ministro delle finanze, Yair Lapid che ne ha fatto, insieme ad altri, un perno dell'attuale maggioranza che sostiene Netanyahu. Per le strade delle varie citta' israeliane sono scesi in migliaia per chiedere che il ''peso'' del servizio militare fosse ripartito in maniera ''eguale'' fra tutti gli strati della popolazione, ultraortodossi compresi.
La riforma prevede che entro quattro anni (dal 2017) saranno arruolati - eventualmente per il servizio civile - gli ebrei ultraortodossi (secondo alcune stime, circa 50.000) a partire da 21 anni (per gli altri si parte a 18 anni), con esclusione di 1800 di loro considerati allievi ''eccellenti'' nello studio della Torah. Chi si sotrarra' alle disposizioni - prevede la bozza, preparata da un Comitato, presieduto dal ministro della scienza Yaacov Peri dello stesso partito di Lapid - sara' perseguito penalmente.
Netanyahu ha rivendicato il fatto che ''oggi dopo 65 anni'' la riforma sia stata approvata dal governo ed ha assicurato pero' che il cambio avverra' ''in maniera graduale'' in modo da tener conto ''dei bisogni speciali della popolazione ultraortodossa''. Il premier ha poi sottolineato due obiettivi: ''l'integrazione dei giovani ultraortodossi nelle forze armate e, non meno importante, nella forza lavoro''.
Il ministro delle finanze Lapid ha definito l'approvazione ''un fatto storico'' e la riparazione di ''un'aberrazione''. Nettamente contrari invece i partiti religiosi (che non fanno parte della maggioranza): ''e' un triste giorno per l'ebraismo haredi'', ha tuonato Meir Porush, di 'Uniti nella Torah'.

EGITTO: WASHINGTON POST, SCONFITTA ISLAMISTI AVRA' RICADUTE IN SIRIA

EGITTO: WASHINGTON POST, SCONFITTA ISLAMISTI AVRA' RICADUTE IN SIRIA - SHALOM7

La cacciata del presidente egiziano Mohammed Morsi "e' una sconfitta significativa per gli islamisti" che avra' ripercussioni in tutto il mondo arabo e specialmente in Siria, scrive oggi il Washington Post. "Quanto accadra' agli islamisti in Egitto determinera' il loro status negli altri paesi della regione. Questo li rende nervosi, perche' sanno che se perdono in Egitto, perderanno ovunque", commenta l'analista giordano Labib Kamhavi. "Questa e' una delle maggiori crisi dell'islamismo da decenni", gli fa eco Shadi Hamid, del Brooking center di Doha, Qatar.
Secondo il quotidiano, la rivolta del paese arabo piu' popoloso contro un leader islamista "ha minato il lungo sforzo della Fratellanza Islamica per presentarsi come un'alternativa ai regimi piu' repressivi della regione". In nessun posto le conseguenze potenziali possono essere grandi come in Siria. Qui il regime di Bashar Assad sta cercando di capitalizzare la sconfitta degli islamisti egiziani. Ma intanto nelle zone controllate dai ribelli sale la protesta contro gli islamisti che partecipano all'insurrezione. Nella citta' di Raqqah vi sono state manifestazioni di cittadini contro gli islamisti e ad Aleppo cresce la rabbia dopo che un 14enne e' stato giustiziato per un commento blasfemo.

Turchia/ Ankara accusa la "diaspora ebraica" per le proteste.

Turchia/ Ankara accusa la "diaspora ebraica" per le proteste. - SHALOM7

Il vicepremier Atalay: “cospirazione internazionale fallirà”
Erdogan ha accusato la lobby finanziaria internazionale

Nelle invettive del governo turco, alla ricerca di colpevoli per le proteste delle scorse settimane, spunta "la diaspora ebraica", che secondo il vicepremier Besir Atalay ha partecipato attivamente all'organizzazione delle contestazioni. "Gli incidenti di Gezi Park (a Istanbul) sono stati orchestrati dalla diaspora ebraica, che ha avuto un ruolo attivo in questi eventi" ha detto Atalay, riportato dal quotidiano Hurriyet.
Il vicepremier ha anche rilanciato le accuse contro le "forze straniere", senza dettagliare ulteriormente, come pure contro i media internazionali. Tutti attori di una "cospirazione" che ha funzionato "bene", ma che non riuscirà nel "tentativo di bloccare il cammino verso la Grande Turchia".
La teoria della cospirazione contro il governo turco, che oggi si arricchisce delle accuse alla "diaspora ebraica", è già stata più volte lanciata da Recep Tayyip Erdogan. Il premier se l'è presa con "la lobby finanziaria" internazionale, poi con "la lobby dei tassi", lasciando intendere che il vero obiettivo delle proteste è speculare sulle sorti finanziarie della Turchia, Paese emergente che attira importanti capitali stranieri.
Le osservazioni di Atalay contro "la diaspora degli ebrei" arrivano tra l'altro nel mezzo di negoziati, non facili, con Israele per gli indennizzi alle famiglie delle nove vittime turche del raid militare israeliano contro la nave Mavi Marmara, nel maggio 2010. L'episodio ha profondamente danneggiato le relazioni tra i due Paesi e solo con le scuse ufficiali presentate lo scorso marzo dal premier Benjamin Netanyahu – su pressione degli Stati Uniti - è stato riavviato il dialogo.