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Letta: antisemitismo cancro per umanita' e minaccia a pace

Letta: antisemitismo cancro per umanita' e minaccia a pace - SHALOM7

Il premier a Gerusalemme visita Yad Vashem

 
"La Shoah e' una ferita aperta che squarcia la terra di Gerusalemme e ci riguardera' per sempre l'antisemitismo e' un cancro dell'umanita' che minaccia la pace di tutti i popoli". Lo ha detto il premier Enrico Letta a Gerusalemme, nel primo giorno di impegni ufficiali in occasione della sua visita in Israele e nei Territori palestinesi. "Essere 'contro' l'antisemitismo non basta, bisogna essere 'per' il popolo ebraico", ha aggiunto, citando parole del Cardinale Martini. Il premier ha insistito: "Non vogliamo abbassare la guardia, in questo momento in cui si riaffacciano germi di antisemitismo nella nostra amata Europa".
Letta ha quindi reso omaggio al Memoriale di Yad Vashem ed ha firmato il Libro d'Onore.
Quella di Letta in Israele e nei Territori palestinesi è la prima visita del premier italiano fuori dallEuropa.

Addio a Milena Zarfati testimone della Shoah che non riuscì a dimenticare

 

Non era mai voluta tornare in nessun campo di sterminio, come ha ricordato ieri il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici. Milena Zarfati aveva 15 anni quando, nel 1944 fu arrestata a Roma e deportata ad Auschwitz. Ieri è morta all'ospedale israelitico dov'era ricoverata per un brutto male. «Era una delle ultime sopravvissute alla Shoah» dice ancora Pacifici. Era sopravvissuta anche alla marcia della morte, il movimento forzato dei prigionieri ebrei dai campi di sterminio della Polonia (dove stava per arrivare l'Armata rossa) verso altri lager in Germania. Infatti lei fu liberata a Bergen Belsen nel 1945. «Io nun me chiamavo più Zarfati Milena, me chiamavo co' questo numero, sechsundsiebzigachthundert dreiundfiinfzig, che praticamente in tedesco si legge prima il 6, poi il 7, poi l'8, poi il 3, poi il 5. Questo melo ricordo bene... poi tutto l'altro tedesco l'ho dimenticato» aveva raccontato a Marcello Pezzetti ne "Il libro della Shoah italiana" uscito per Einaudi nel 2009. Come Milena, erano sopravvissiuta alla barbarie nazista anche le sue due sorelle, Franca e Pacifica. «Ogni giorno è importante per ricordare al mondo che dobbiamo correre per preservare la Memoria, nelle scuole e nelle istituzioni va continuato il lavoro affinché ciò non accada mai più» dice ancora Pacifici ricordando Milena Zarfati. Lei, che non aveva mai voluto partecipare ai viaggi della Memoria, «guardava con speranza e ottimismo alla nascita in Italia del Museo della Shoah — dice ancora Pacifici — l'unico vero luogo che come in altre Capitali del mondo dà la garanzia di raccogliere le testimonianze e trasmettere quel tragico pezzo di Storia alle nuove generazioni». Oggi alle 14.15 si terranno i funerali al Ghetto.

Gabriele Isman
* Pubblicato su La Repubblica del 27 giugno 2013

GAZA, 7 ANNI DOPO SHALIT, HAMAS MINACCIA NUOVI SEQUESTRI DI SOLDATI ISRAELIANI


Il 'braccio armato' di Hamas (Brigate al-Qassam) ha minacciato implicitamente nuovi sequestri di soldati israeliani in un filmato celebrativo del rapimento del caporale Ghilad Shalid, avvenuto sette anni fa. “Abbiamo iniziato (la marcia) verso la meta” dicono le Brigate al-Qassam, riferendosi alla liberazione di tutti i palestinesi reclusi in Israele, “e la raggiungeremo”.
Due anni fa Israele accettò – dopo avere avuto conferma dell’esistenza in vita - lo scambio del giovane caporale Shalit con mille detenuti palestinesi.
Per celebrare queste scarcerazioni a due anni di distanza, attraverso il loro sito web, le Brigate Ezzedin al-Qassam hanno pubblicato due brevi filmati. Nel primo Shalit viene mostrato nel giorno della sua liberazione, mentre si abbottona una camicia e si allaccia le scarpe. Il braccio armato di Hamas rievoca con l’occasione precedenti sequestri di soldati israeliani (conclusisi con la loro uccisione) e promette che queste azioni si ripeteranno.
Nel secondo filmato due miliziani di Hamas tendono un’imboscata ad un soldato israeliano, lo stordiscono e poi lo trascinano via.

IL MAUSOLEO DI YAD VASHEM APRE MOSTRA SUI “GIUSTI TRA LE NAZIONI”

 

C’è anche la storia dell’Arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa

C’é anche la straordinaria storia del salvataggio degli ebrei da parte dell’Arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa e dei suoi sacerdoti, Cipriano Ricotti e Giacomo Meneghello, nella rassegna che si apre allo Yad Vashem di Gerusalemme e che si intitola “Sono il guardiano di mio fratello”. Atti di eroismo e di coraggio che sono valsi all’arcivescovo nel 2012 e a padre Ricotti nel 1994 il titolo di 'Giusti tra le Nazioni', il massimo riconoscimento del Memoriale della Shoah di Gerusalemme.
La mostra - che celebra i 50 anni dei 'Giusti' (finora sono in tutto 24.800 di tutti i Paesi) - descrive attraverso dei filmati l’aiuto portato dai non-ebrei agli ebrei durante le persecuzioni.
Il filmato di 8 minuti, incentrato sulle vicende di Dalla Costa e di padre Ricotti, si intitola “Sotto la buona azione della croce” e racconta appunto l’articolata azione messa in campo dall’arcivescovo di Firenze nel settembre del 1943 per portare soccorso agli ebrei, a partire dalle semplici parole con le quali chiese al sacerdote di farsi carico di tutto: “Credi che sarai in grado di dedicare te stesso al salvataggio degli ebrei?”. Dalla risposta affermativa del prete - e dalle lettere di presentazione per monasteri e conventi fornite da Dalla Costa stesso - ebbe inizio una complessa catena che coinvolse anche il rabbino Nathan Cassuto e Raffaele Cantoni della Delasem (l’organizzazione ebraica di aiuto) e che portò al soccorso di molti ebrei.
Purtroppo, non sempre senza successo: come nel caso delle donne ebree nascoste da padre Ricotti nel convento delle Suore Francescane Missionarie Di Maria a Piazza del Carmine a Firenze, tra le quali Wanda Pacifici, moglie del rabbino Riccardo Pacifici di Genova, e i suoi due figli. Se i ragazzi, Emanuele, padre dell’attuale presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, e Raffaele si salvarono, lo stesso non fu per la madre e le altre donne ebree che vennero catturate dai tedeschi e portate in Germania. Nella Shoah perì anche il rabbino Pacifici.
Gli altri 4 film della rassegna sono dedicati alle storie degli ebrei in fuga; a quelle dei bambini ebrei nascosti e alle loro identità perdute; a coloro che pagarono con la vita il tentativo di salvarsi e, infine, a quelle dei “pochi” che si rifiutarono di obbedire alla macchina burocratica nazista, sfidando i loro superiori.

Roma: il ministro Kyenge visita la Comunità Ebraica

Innanzitutto solidarietà e sostegno al ministro dell’integrazione Cécile Kyenge per gli attacchi razzisti che subisce e poi l’intenzione di sostenere i progetti a sostegno dell’integrazione e dell’accoglienza nel nostro Paese. Questi i due temi principali affrontati nella visita che oggi il ministro Kyenge ha effettuato alla comunità ebraica di Roma, accolta dal Capo Rabbino, Riccardo Di Segni, dal presidente della Comunità, Riccardo Pacifici e dal presidente dell’Ucei Renzo Gattegna e dal Consiglio della Comunità. Il presidente UCEI Gattegna ha sottolineato l’importanza del processo di integrazione fatto di doveri del rispetto della legge e di diritti all’accoglienza e all’accettazione dello straniero. Pacifici nel tratteggiare la storia della comunità ebraica italiana ha raccontata della difficoltà ad essere ancora accettati come italiani, sottolineando la necessità di contrastare tutti i fenomeni di xenofobia e intolleranza, negli stadi, nella società ma anche su internet. “Non ci preoccupano i pochi xenofobi, ma l’indifferenza dei più”-
Il ministro – dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni ebrei tripolini fuggiti dalla Libia ed accolti in Italia nel 1967 - ha raccontato la sua storia dei primi 18 anni di vita sotto un regime dittatoriale in Congo. “Ho imparato presto a confrontarmi con la mancanza della libertà e dei diritti e con la rabbia di dover lottare per questi diritti”.
“La vostra storia di oltre 2000 anni – ha concluso il ministro – rafforza la mia volontà e il mio desiderio di non perdere la speranza per una cittadinanza diversa. Chi mi offende in realtà vuole offendere ciascuno perché vuole rinnegare il valore dei diritti di uguaglianza. Potremo quindi fare molta strada insieme contra il razzismo e l’intolleranza, continuando il lavoro del mio predecessore Andrea Riccardi”.