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I bambini di Gaza addestrati al terrorismo e al rapimento di soldati israeliani

Come passano l’estate i bambini di Gaza? C’è lo dice un servizio della AFP che è riuscita a fotografare le attività in un campo estivo gestito dalla Jihad islamica nel quale bambini di età compresa tra i 6 e 16 anni vengono addestrati con armi vere alle tecniche del terrorismo.
Il servizio della AFP è implacabile nel dimostrare come sin da piccoli i bambini palestinesi vengano non solo addestrati al terrorismo ma instradati all’odio verso Israele e verso gli infedeli. Nei campi estivi gestiti dalla Jihad Islamica e da Hamas, in molti casi finanziati con fondi europei, i bambini non giocano come dovrebbe avvenire in un normalissimo campo estivo, ma si addestrano alle tecniche militari. Per loro il gioco consiste nell’addestrarsi al rapimento di soldati israeliani (il gioco che sembra vada per la maggiore), a superare le barriere di filo spinato, a sparare con gli AK47, a saltare sul fuoco mentre tutto intorno ci sono esplosioni. E non mancano le lezioni di religione rigorosamente improntate all’odio verso gli infedeli. Le foto che vedete in slide show sono più che eloquenti.
Sugli abusi che questi bambini palestinesi subiscono, l’assordante silenzione di tutte le associazioni di diritti umani, da Save the Chidren all’UNICEF, da Amnesty International a Human Rights Watch

Militia. Estremismo politico, 7 a giudizio e due condanne.

 

Inchiesta coordinata dal pm Luca Tescaroli

Militia a giudizio. Il gup del tribunale di Roma, Orlando Villoni, ha mandato a processo 7 persone e condannato, previo patteggiamento, altri due soggetti. Tutti gli imputati, rispondevano a vario titolo, di essere militanti della organizzazione di estrema destra. Le ipotesi di reato vanno dall'associazione per delinquere alla violazione della legge Mancino, dalla diffusione di idee fondate sull'odio razziale e etnico all'apologia del fascismo, dal deturpamento di cosa altrui al procurato allarme, fino alle minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti.
Il processo comincerà l'11 dicembre prossimo davanti ai giudici della II sezione del tribunale. I patteggiamenti, con pene fino ad otto mesi di reclusione, hanno riguardato Giuseppe Tetti e Andrea Cessari, mentre per un altro, Alessandro Dessì, è stato prosciolto. Il leader della formazione è Maurizio Boccacci. Assieme a lui, a giudizio, tra gli altri anche Giuseppe Pieristè e Stefano Schiavulli. Secondo quanto contestato le scritte ed i messaggi erano destinati a diverse personalità, tra i quali l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, gli ex presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il presidente della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici.

Livni: due popoli due Stati è interesse strategico per Israele

Piena identità di vedute tra il ministro israeliano e il segretario di Stato americano John Kerry

Rinviare la soluzione due popoli-due stati sarebbe un “errore di portata storica”. Lo ha detto il ministro della Giustizia israeliano Tzipi Livni parlando al Jewish Commitee Global Forum a Washington DC. Il tempo, ha spiegato, sta lavorando contro quelli che credono a questa soluzione come l’ unica per permettere a Israele di mantenere l’ identità ebraica. La soluzioni due popoli-due stati, rappresenta per Livni, “il pieno interesse di Israele e non una concessione a Fatah o al presidente degli Stati Uniti”. Tant’ è, ha aggiunto, che chi si vuole ancora definire sionista non può volere un altro rinvio. “Le conseguenze sarebbero devastanti”.
La leader del partito centrista Hatnua che ha la delega al processo di pace ha anche spiegato che serve isolare Hamas così come è necessario riprendere i colloqui con il numero uno dell’ Autorità palestinese, Mahmoud Abbas. Infine ha ribadito che quella fra Israele e Stati Uniti è un’ alleanza strategica e che, nonostante “alcune differenze”, il presidente Obama “non metterebbe mai la sicurezza di Israele a repentaglio”. Livni ha così professato la sua perfetta intesa politica con il segretario di Stato americano John Kerry che davanti allo stesso forum ha ribadito il suo impegno per la ripresa del dialogo fra israeliani e palestinesi. “Stiamo per finire il tempo e le possibilità”, ha affermato. Kerry sta preparando la sua quinta missione in Medio Oriente dallo scorso febbraio, quando ha rilevato la guida della diplomazia statunitense dalle mani di Hillary Clinton.

Daniel Mosseri

Nell’ultimo campionato 57 episodi di discriminazione razziale

RAZZISMO NEGLI STADI: ASPETTANDO FIFA E UEFA, LA DISCRIMINAZIONE CRESCE

 


Dal 1° giugno sono in vigore le nuove norme antirazzismo negli stadi, promosse dall' Uefa. Anche la Fifa (l' organizzazione mondiale del calcio) ha fatto la sua parte, adottando ulteriori nuove misure. Misure apparentemente più severe di quelle dell' organismo europeo. Nel dettaglio: gli insulti razzisti dei tifosi saranno inizialmente puniti con avvertimenti e multe alla squadra che sostengono; se recidivi, la squadra subirà delle penalizzazioni in classifica o nei casi più gravi la retrocessione e l' espulsione dal campionato (le norme Uefa per lo stesso caso prevedono al massimo la chiusura dell'impianto e il pagamento di una multa di 50mila euro). La Fifa dispone inoltre la presenza di un arbitro nelle tribune, che possa sorvegliare sul comportamento dei tifosi e segnalare le persone responsabili di insulti razzisti. Previsti turni di squalifica anche per i giocatori che si macchiano di simile atteggiamento.
Sanzioni importanti? O acqua fresca? Di certo c' é che gli organismi internazionali del calcio sembrano aver accelerato nell' iter di individuazione di una normativa più stringente solo dopo i casi italiani. In particolare, molto ha fatto discutere la gara amichevole sospesa tra Milan e Pro Patria (cori razziali indirizzati contro alcuni giocatori del Milan, con Boateng che si é diretto verso l' uscita del campo da gioco) e gli insulti rivolti all' azzurro Balotelli nelle partite di campionato.
Dall' attività dell’ Osservatorio sul razzismo nel calcio é possibile estrapolare i dati relativi alla stagione calcistica appena conclusa (play-off e play-out a parte). Nel 2012/2013, dunque, nel nostro Paese si sono registrati 57 episodi di discriminazione razziale, che ha portato il giudice sportivo a comminare ammende per quasi 500 mila euro. In totale 28 le tifoserie coinvolte in questo tipo di episodi. Si tratta del volume di ammende più alto dalla stagione 2000/2001, quando gli episodi rilevati dall' Osservatorio furono leggermente di più (62), ma il volume di ammende di 413 mila. Il triste record va alla Serie A (24 episodi e 380 mila euro). Seguono la Serie B (12 episodi e 64 mila euro), la Prima Divisione (7, 18 mila euro), la Seconda Divisione (3, 9 mila euro). Per quel che concerne le squadre e le rispettive tifoserie, record negativo alla Juventus con 9 episodi e 70 mila euro di ammende. Seguono Inter e Roma con 5 episodi e Lazio con 4. In Serie B, primo il Brescia con 4 episodi e secondo il Verona con 3.

Roma e la Comunità ebraica ricordano la riapertura del Tempio il 4 giugno 1944

 

Sono gli inni nazionali di Italia, Canada Francia, Israele, Regno Unito e Usa ad aprire la cerimonia per ricordare la riapertura del Tempio Maggiore e l'entrata degli alleati a Roma avvenuta il 4 giugno del 1944. Una data storica per la Comunità Ebraica e per la città di Roma che da anni viene ricordata con una solenne cerimonia nei giardini della Sinagoga di fronte alle più alte autorità militari e civili. Cerimonia che ha subito un'interruzione solamente l'anno scorso, in solidarietà con gli abitanti dell'Emilia Romagna colpiti del terribile terremoto; circostanza ricordata da Ruben Della Rocca, Assessore alle Relazioni esterne della Comunità Ebraica, con l'auspicio che proprio la ricostruzione del dopoguerra e lo spirito della Comunità possano essere di stimolo e di esempio per tornare ad essere come prima del terremoto. Scopo della celebrazione che come ha ricordato il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici è proprio rivolta al presente: Dobbiamo mandare un messaggio al paese di speranza. Allora ci furono italiani che scelsero di stare dalla parte delle bestie e altri invece che si spogliarono della camicia nera e scelsero gli alleati per stare dalla parte della libertà.
Un ricordo che Pacifici ha poi voluto estendere anche ai soldati della Brigata Ebraica, coinvolta involontariamente in alcune polemiche durante la festa della Liberazione: Siamo qui per ringraziare anche i valorosi membri della Brigata che non solo decisero di combattere, ma contribuirono a far ritrovare la voglia di vivere a tutti gli italiani. Un percorso quello auspicato da Pacifici che vedrà la Comunità ebraica ricordare anche altri importanti eventi come il 70esimo anniversario del 8 settembre fino ad un omaggio da parte dell'esercito israeliano ai veterani della Brigata Ebraica. È stato poi il Rabbino Capo Riccardo Di Segni a prendere la parola ricordando come sia importante che il messaggio che viene fuori da questa cerimonia non rimanga circoscritto al luogo in cui viene svolto: Questo è un evento che riguarda la città di Roma e lItalia intera; un paese sprofondato nel conflitto e nella guerra civile, che ha avuto bisogno di altri paesi per salvarsi. L'insegnamento che ci lascia il 4 giugno di sessantanove anni è quello di saper fare buon uso della libertà.
A concludere sono stati gli interventi di Silvana Ajo, testimone della liberazione di Roma e di due studenti del Progetto Memoria del Comune di Roma, Samuel Calò del Liceo Ebraico Renzo Levi e di Erika Angioletti della Scuola Germanica di Roma. Due storie differenti, ma unite dal percorso comune della memoria e dalla collaborazione per un futuro migliore per le generazioni a venire.
Tra le testimonianze infine quella di Giacomo Moscati, detto Mino, unico testimone oculare della riapertura del tempio: Avevo 14 ricorda mostrando le foto della prima funzione religiosa dopo la liberazione -, ho sofferto una fame indescrivibile in quegli anni. Con mio padre eravamo nascosti in casa di amici cattolici".

Daniel Funaro